Pagina fra le più drammatiche e controverse della storia della cristianità occidentale, quella scritta dai Cavalieri Templari continua ad attrarre l’attenzione sia degli studiosi sia della gente comune che rimane colpita dalle forti tinte che la caratterizzano.
In particolare, l’interesse degli storici si concentra sugli eventi che condussero alla definitiva scomparsa, negli anni 1312/1314, dell’Ordine templare fondato circa due secoli prima e soprattutto sul processo al termine del quale venne decisa la sua soppressione.
Alberto Lapidari non nasconde le proprie convinzioni innocentiste, condivise per altro dalla maggioranza degli studiosi moderni, e intende dimostrare che gravissime furono le responsabilità del re di Francia Filippo IV il Bello che volle l’annientamento dei Templari e che per questo riuscì «nell’intento di mobilitare l’opinione pubblica contro il potente Ordine, facendo uso di un’efficientissima propaganda antitemplare e mettendo il Papa stesso in minoranza grazie a un sottile e tagliente gioco politico».
Il lavoro di Lapidari si basa sull’esame delle fonti primarie, tra le quali spicca la monumentale raccolta dei verbali della Commissione pontificia investita del giudizio dell’Ordine nel suo complesso. Inoltre, l’autore si impegna a confutare le varie infamanti accuse che sono state mosse contro i Templari lungo i secoli e soprattutto in epoca illuministica: a suo giudizio, l’Ordine, «cresciuto nell’ideale puro della Crociata », fu il «portatore umile ma indefesso dello stendardo della fede cristiana».
Alberto Lapidari
IL PROCESSO ALL’ORDINE DEI TEMPLARI
Edizioni Solfanelli
Maurizio Schoepflin
Giornale di Brescia
SABATO 2 SETTEMBRE 2006
domenica 3 settembre 2006
mercoledì 2 agosto 2006
Presentazione: IL PROCESSO ALL'ORDINE DEI TEMPLARI (Vasto / CH, 9 Agosto, ore 18,00)
domenica 16 luglio 2006
Presentazione: IL PROCESSO ALL'ORDINE DEI TEMPLARI (Crecchio / CH, 22 Luglio, ore 18,00)
venerdì 2 giugno 2006
Presentazione: DEPERO. La reinvenzione della realtà (Roma, 7 Giugno, ore 18,00)
Roma 7 giugno 2006, ore 18,00Odradek la Libreria
Via de Banchi Vecchi 57 - 00186 Roma
06-6833451 fax 06-6861967 odradek@tiscalinet.it
Presentazione del libro
DEPERO. La reinvenzione della realtà
di Ilaria Riccioni
Il libro verrà presentato da: Franco Ferrarotti (professore Emerito di sociologia, Università la Sapienza), Roberto Cipriani (prof. sociologia, Università Roma Tre), Daniele Conversi (Senior Lecture LSE/Lincoln).
Saranno presenti l’editore Marco Solfanelli e l’Autrice.
sabato 20 maggio 2006
Presentazione: DEPERO. La reinvenzione della realtà (Roma, 26 Maggio, ore 18,00)
Roma 26 Maggio 2006, ore 18,00Libreria Safarà - Via delle Vestali 6, Roma
infoline: 338/4983456 — mail: safara@email.it
Presentazione del libro
DEPERO. La reinvenzione della realtà
di Ilaria Riccioni
Parteciperanno all'incontro: l'Autrice; il prof. Franco Ferrarotti [Premio Sociologia 2001 presso l'Accademia dei Lincei, decano dei sociologi italiani]; Fabrizio Federici [giornalista, storico, ricercatore]
mercoledì 1 giugno 1988
Recensione a PARABOLE PER DOMANI di Lino Aldani
LINO ALDANI, Parabole per domani, Chieti, Solfanelli, 1987, pp. 203
Dalla raccolta Parabole per domani di Lino Aldani prendiamo uno tra i racconti più emblematici (altri lo sarebbero), 37 centigradi. Due ragazzi, Nico e Doris, si vogliono bene e vorrebbero sposarsi, ma non hanno i soldi necessari. Lui, in particolare, soffre per la mancanza di un automobile, anzi - poiché siamo nell'Italia del futuro - di una "levocar", una macchina che può volare, come l'hanno tutti. Fin qui siamo, più che nel classico, nel banale, ma andando avanti si precisano i contorni della società e la storia acquista interesse. Il motivo per cui Nico riesce appena a sopravvivere, pur avendo un lavoro, è che si pagano molte tasse - troppe - per l'assistenza sanitaria; anzi, in questo mondo futuribile più che futuristico sembra che la salute sia in cima alle preoccupazioni del governo, tanto che è obbligatorio avere sempre la maglia di lana (d'inverno), portarsi dietro il termometro e una scorta di pillole tipo aspirina e vitamine varie (gli agenti possono perquisirvi), è vietato alle coppiette intrattenersi nei parchi a causa dell'umidità degli alberi e via di questo passo. Per tutto questo si paga un contributo tale che, quando Nico, stufo, decide di rinunciare all'assistenza, può tranquillamente permettersi di acquistare immediatamente la sospirata levocar. Naturalmente succederà che si ammala, ma il finale amaro non fa che rendere ancora più credibile e tragica la storia, che, occorre precisarlo subito, non ha la maggiore rilevanza per la descrizione di una società distopica, ma per la caratterizzazione dei protagonisti e per la narrazione di come gli individui reagiscono ai fatti, seppure immaginari (peculiarità questa costante della migliore fantascienza e della produzione di Lino Aldani in particolare).
Ora, questa antologia raccoglie una serie di racconti già apparsi nelle sedi più disparate (ottima iniziativa dell'editore Marco Solfanelli, che consente ad autori meritevoli ma costretti alla pubblicazione di novelle sparse la soddisfazione di un libro), e questo racconto che parrebbe una satira attuale - risale al 1963, quando non si parlava di usl, di servizio sanitario nazionale, di tassa sulla salute o di saub, eppure mantiene intatta tutta la sua carica di denuncia sociale e tutta la sua validità di opera narrativa.
Tutto ciò, non per riproporre ancora una volta la fantascienza come narrativa di "anticipazione" tecnologica e/o sociale, interpretazione questa prima fraintesa e poi diffusa da critici orecchianti, ma semmai per l'esatto opposto: rivendicare cioè alla (buona) narrativa fantascientifica il ruolo di letteratura impegnata, didattica se si vuole, ma "morale", la cui validità non sta nell'anticipazione, ma nel delineare i caratteri (sociale e psicologici) che conseguono all'ipotesi immaginaria (e poco importa se l'immaginazione trova in seguito o meno un riscontro nella realtà) o meglio, per usare un termine tecnico, all'ipotesi "estrapolata" dalle tendenze contemporanee, con il raggiungimento quindi di valori universali quali sono quelli trasmessi dal resto della letteratura. Perché un robot di Asimov o un alieno di Simak o un'astronave di Heinlein non potrebbe avere la stessa importanza di madame Bovary, di Re Lear o di don Abbondio?
Aldani quindi, come altri scrittori italiani, scrittore emblematico di un modo di intendere la fantascienza che è, inoltre, tutto italiano. Lo rileva nella presentazione al volume Oreste Del Buono il quale trova il modo di inserire Aldani a pieno diritto nell'ambito della tradizione fantascientifica (perché, tutto sommato, la fantascienza è in effetti internazionale - io ho già scritto: universale) e contemporaneamente di definirlo "lo scrittore più italiano che conosca", affermazione senza dubbio "forte", nel panorama della letteratura italiana. (Sarà comunque per questi motivi che Lino Aldani è lo scrittore fantascientifico italiano più noto in patria e all'estero, con all'attivo quasi duecento pubblicazioni tra romanzi. novelle e raccolte, e traduzioni in 13 lingue, compresa l'inglese, sempre ostica nei nostri riguardi. Di Aldani si vedano almeno Quando le radici [La Tribuna], Eclissi 2000 [De Vecchi], Nel segno della luna bianca [Nord, in collaborazione con Daniela Piegai]).
E ha ragione Del Buono. Perché Aldani ci parla del mondo del futuro, di strani macchinari e di viaggi temporali, di alieni e di pianeti lontani, di automi e di bambole di gomma, ma ci parla anche di nebbie padane e di urbanizzazione, di pesca e di vita cittadina, di Resistenza e di prostitute, di rapporti tra padre e figlio e tra moglie e marito. Ci parla di uomini e di donne, di ragazzi. Ci parla dell'Uomo.
Questa è fantascienza.
Gian Filippo Pizzo
Da "Future Shock", n.1, giugno 1988
Dalla raccolta Parabole per domani di Lino Aldani prendiamo uno tra i racconti più emblematici (altri lo sarebbero), 37 centigradi. Due ragazzi, Nico e Doris, si vogliono bene e vorrebbero sposarsi, ma non hanno i soldi necessari. Lui, in particolare, soffre per la mancanza di un automobile, anzi - poiché siamo nell'Italia del futuro - di una "levocar", una macchina che può volare, come l'hanno tutti. Fin qui siamo, più che nel classico, nel banale, ma andando avanti si precisano i contorni della società e la storia acquista interesse. Il motivo per cui Nico riesce appena a sopravvivere, pur avendo un lavoro, è che si pagano molte tasse - troppe - per l'assistenza sanitaria; anzi, in questo mondo futuribile più che futuristico sembra che la salute sia in cima alle preoccupazioni del governo, tanto che è obbligatorio avere sempre la maglia di lana (d'inverno), portarsi dietro il termometro e una scorta di pillole tipo aspirina e vitamine varie (gli agenti possono perquisirvi), è vietato alle coppiette intrattenersi nei parchi a causa dell'umidità degli alberi e via di questo passo. Per tutto questo si paga un contributo tale che, quando Nico, stufo, decide di rinunciare all'assistenza, può tranquillamente permettersi di acquistare immediatamente la sospirata levocar. Naturalmente succederà che si ammala, ma il finale amaro non fa che rendere ancora più credibile e tragica la storia, che, occorre precisarlo subito, non ha la maggiore rilevanza per la descrizione di una società distopica, ma per la caratterizzazione dei protagonisti e per la narrazione di come gli individui reagiscono ai fatti, seppure immaginari (peculiarità questa costante della migliore fantascienza e della produzione di Lino Aldani in particolare).
Ora, questa antologia raccoglie una serie di racconti già apparsi nelle sedi più disparate (ottima iniziativa dell'editore Marco Solfanelli, che consente ad autori meritevoli ma costretti alla pubblicazione di novelle sparse la soddisfazione di un libro), e questo racconto che parrebbe una satira attuale - risale al 1963, quando non si parlava di usl, di servizio sanitario nazionale, di tassa sulla salute o di saub, eppure mantiene intatta tutta la sua carica di denuncia sociale e tutta la sua validità di opera narrativa.
Tutto ciò, non per riproporre ancora una volta la fantascienza come narrativa di "anticipazione" tecnologica e/o sociale, interpretazione questa prima fraintesa e poi diffusa da critici orecchianti, ma semmai per l'esatto opposto: rivendicare cioè alla (buona) narrativa fantascientifica il ruolo di letteratura impegnata, didattica se si vuole, ma "morale", la cui validità non sta nell'anticipazione, ma nel delineare i caratteri (sociale e psicologici) che conseguono all'ipotesi immaginaria (e poco importa se l'immaginazione trova in seguito o meno un riscontro nella realtà) o meglio, per usare un termine tecnico, all'ipotesi "estrapolata" dalle tendenze contemporanee, con il raggiungimento quindi di valori universali quali sono quelli trasmessi dal resto della letteratura. Perché un robot di Asimov o un alieno di Simak o un'astronave di Heinlein non potrebbe avere la stessa importanza di madame Bovary, di Re Lear o di don Abbondio?
Aldani quindi, come altri scrittori italiani, scrittore emblematico di un modo di intendere la fantascienza che è, inoltre, tutto italiano. Lo rileva nella presentazione al volume Oreste Del Buono il quale trova il modo di inserire Aldani a pieno diritto nell'ambito della tradizione fantascientifica (perché, tutto sommato, la fantascienza è in effetti internazionale - io ho già scritto: universale) e contemporaneamente di definirlo "lo scrittore più italiano che conosca", affermazione senza dubbio "forte", nel panorama della letteratura italiana. (Sarà comunque per questi motivi che Lino Aldani è lo scrittore fantascientifico italiano più noto in patria e all'estero, con all'attivo quasi duecento pubblicazioni tra romanzi. novelle e raccolte, e traduzioni in 13 lingue, compresa l'inglese, sempre ostica nei nostri riguardi. Di Aldani si vedano almeno Quando le radici [La Tribuna], Eclissi 2000 [De Vecchi], Nel segno della luna bianca [Nord, in collaborazione con Daniela Piegai]).
E ha ragione Del Buono. Perché Aldani ci parla del mondo del futuro, di strani macchinari e di viaggi temporali, di alieni e di pianeti lontani, di automi e di bambole di gomma, ma ci parla anche di nebbie padane e di urbanizzazione, di pesca e di vita cittadina, di Resistenza e di prostitute, di rapporti tra padre e figlio e tra moglie e marito. Ci parla di uomini e di donne, di ragazzi. Ci parla dell'Uomo.
Questa è fantascienza.
Gian Filippo Pizzo
Da "Future Shock", n.1, giugno 1988
domenica 22 marzo 1987
Parliamo di "fantasy"
Ho letto su Panorama 1090 un servizio intitolato «Razza scrivana» in cui si parla molto male di tutti quelli che mandano dattiloscritti o manoscritti inediti alle case editrici, o ai vari premi che per gli inediti esistono.
Personalmente debbo protestare perché i due autori del servizio affermano perentoriamente che la casa editrice Solfanelli, che bandisce il premio Tolkien, è di nuova destra; ma si dimenticano di informare che il presidente del premio, il sottoscritto, è di vecchia sinistra. In realtà, né Solfanelli né io abbiamo mai parlato di politica; parliamo di fantasy, ed è un argomento che ci occupa abbastanza. I due autori dicono poi che a certi dei partecipanti al premio vengono chieste tasse di lettura dalle 15 mila alle 50 mila lire. Ho chiesto loro i nomi, per prendere provvedimenti nel caso che ci fossero giuda e barabba. Silenzio. Allora?
Posso assicurare che le spese di viaggio, francobolli e telefono per la mia partecipazione al premio Tolkien, che quest’anno ovviamente si ripete, le ho pagate di tasca mia. In compenso, ho letto tutti i racconti inviati; e alcuni, di gente giovanissima, erano anche molto belli e promettevano molto. Per cui, anche se è una fatica in più leggere qualche centinaio di inediti, conviene insistere. Lo so che tutti scrivono in Italia, e che magari tanti scrivono male. Ma mica solo gli inediti.
Oreste del Buono, Milano
Personalmente debbo protestare perché i due autori del servizio affermano perentoriamente che la casa editrice Solfanelli, che bandisce il premio Tolkien, è di nuova destra; ma si dimenticano di informare che il presidente del premio, il sottoscritto, è di vecchia sinistra. In realtà, né Solfanelli né io abbiamo mai parlato di politica; parliamo di fantasy, ed è un argomento che ci occupa abbastanza. I due autori dicono poi che a certi dei partecipanti al premio vengono chieste tasse di lettura dalle 15 mila alle 50 mila lire. Ho chiesto loro i nomi, per prendere provvedimenti nel caso che ci fossero giuda e barabba. Silenzio. Allora?
Posso assicurare che le spese di viaggio, francobolli e telefono per la mia partecipazione al premio Tolkien, che quest’anno ovviamente si ripete, le ho pagate di tasca mia. In compenso, ho letto tutti i racconti inviati; e alcuni, di gente giovanissima, erano anche molto belli e promettevano molto. Per cui, anche se è una fatica in più leggere qualche centinaio di inediti, conviene insistere. Lo so che tutti scrivono in Italia, e che magari tanti scrivono male. Ma mica solo gli inediti.
Oreste del Buono, Milano
domenica 1 marzo 1987
Razza scrivana
MANIE NAZIONALI / GLI ITALIANI SONO UN POPOLO DI SCRITTORI
Razza scrivana
di Elio Cadelo e Silvestro Serra
Panorama, 1° marzo 1987
Qualcuno li ha perfino contati: sono un milione. Assediano le case editrici. Incombono sulle giurie dei concorsi e dei premi. Soprattutto scrivono. Solo uno su cinquemila, però, arriva in libreria. Perché allora questo esercito di aspiranti scrittori continua a infoltirsi?
[...]
I patiti della fantascienza, invece, sono tutti giovani e spediscono a migliaia i loro racconti fantastici a chiunque possieda anche solo un ciclostile. Alla redazione di Urania arrivano, non richiesti, 300-400 manoscritti l'anno. Nella prova si cimentano i dilettanti più disparati: professionisti e impiegati, studenti e disoccupati. Nell'ultima edizione di Millemondi, la raccolta di racconti di fine d'anno, compare anche una firma illustre, quella di Alessandra Cossiga, la figlia del presidente della Repubblica.
Per chi scrive fantasy c'è anche un altro indirizzo. Dopo la morte di Robot la vera capitale per gli appassionati del genere è diventata Chieti, nelle Marche [!!!], dove da sette anni l'editore della nuova destra, Marino Solfanelli, organizza insieme con l'associazione Dimensione Cosmica il premio Tolkien (da quest'anno il presidente onorario è Oreste del Buono), ispirato all'autore inglese della saga Il signore degli anelli. Ai vincitori (l'80 per cento dei partecipanti sono donne) la possibilità di vedere i loro scritti nell'antologia Le ali della fantasia.
Per la maggior parte dei partecipanti, però, il concorso non porta a nulla. Anche se, a volte, sono costretti a pagare una vera "tassa di lettura": dalle 15 alle 50mila lire. [Falso! Al Premio Tolkien non c'è stata mai tassa di lettura. N.d.R.]
Oltre la beffa, il danno.
[...]
Razza scrivana
di Elio Cadelo e Silvestro Serra
Panorama, 1° marzo 1987
Qualcuno li ha perfino contati: sono un milione. Assediano le case editrici. Incombono sulle giurie dei concorsi e dei premi. Soprattutto scrivono. Solo uno su cinquemila, però, arriva in libreria. Perché allora questo esercito di aspiranti scrittori continua a infoltirsi?
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I patiti della fantascienza, invece, sono tutti giovani e spediscono a migliaia i loro racconti fantastici a chiunque possieda anche solo un ciclostile. Alla redazione di Urania arrivano, non richiesti, 300-400 manoscritti l'anno. Nella prova si cimentano i dilettanti più disparati: professionisti e impiegati, studenti e disoccupati. Nell'ultima edizione di Millemondi, la raccolta di racconti di fine d'anno, compare anche una firma illustre, quella di Alessandra Cossiga, la figlia del presidente della Repubblica.
Per chi scrive fantasy c'è anche un altro indirizzo. Dopo la morte di Robot la vera capitale per gli appassionati del genere è diventata Chieti, nelle Marche [!!!], dove da sette anni l'editore della nuova destra, Marino Solfanelli, organizza insieme con l'associazione Dimensione Cosmica il premio Tolkien (da quest'anno il presidente onorario è Oreste del Buono), ispirato all'autore inglese della saga Il signore degli anelli. Ai vincitori (l'80 per cento dei partecipanti sono donne) la possibilità di vedere i loro scritti nell'antologia Le ali della fantasia.
Per la maggior parte dei partecipanti, però, il concorso non porta a nulla. Anche se, a volte, sono costretti a pagare una vera "tassa di lettura": dalle 15 alle 50mila lire. [Falso! Al Premio Tolkien non c'è stata mai tassa di lettura. N.d.R.]
Oltre la beffa, il danno.
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