domenica 11 aprile 2010
giovedì 8 aprile 2010
Presentazione de IL COLORE DEL CAFFÈ (Sabato 10 aprile)
Due presentazioni de
Il colore del caffè
di Arturo Bernava
nella giornata di Sabato 10 aprile
ore 16,30
SAN SALVO
Parrocchia san Giuseppe (Piazza san Vitale)
Presenteranno Rosita Paganelli e Marco Tornar
Ore 18,30
VASTO
Palazzo D'Avalos - Sala Pinacoteca (Piazza L. Pudente)
Presenterà Giuseppe Catania
Parteciperanno l'Autore e l'Editore


Il colore del caffè
di Arturo Bernava
nella giornata di Sabato 10 aprile
ore 16,30
SAN SALVO
Parrocchia san Giuseppe (Piazza san Vitale)
Presenteranno Rosita Paganelli e Marco Tornar
Ore 18,30
VASTO
Palazzo D'Avalos - Sala Pinacoteca (Piazza L. Pudente)
Presenterà Giuseppe Catania
Parteciperanno l'Autore e l'Editore


venerdì 26 marzo 2010
Presentazione: ITINERARI DELLA DESTRA CATTOLICA (Roma, Giovedì 15 aprile 2010, ore 16,30)

SINDACATO LIBERO SCRITTORI ITALIANI
Giovedì 15 aprile 2010, ore 16,30
presentazione dell’opera di
Piero Vassallo
Itinerari della destra cattolica
Solfanelli Editore
RELATORI
Valentino CECCHETTI
Gaetano REBECCHINI
Pietro GIUBILO
INTERVENTI PROGRAMMATI
Giulio ALFANO e Augusto SINAGRA
MODERA
Francesco MERCADANTE
SARANNO PRESENTI AUTORE ED EDITORE
Roma, aula Magna di Palazzo Sora,
Corso Vittorio Emanuele, 217
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
tel. 06 8558065 - 347 1836042
sindacato.scrittori@tiscali.it
Giovedì 15 aprile 2010, ore 16,30
presentazione dell’opera di
Piero Vassallo
Itinerari della destra cattolica
Solfanelli Editore
RELATORI
Valentino CECCHETTI
Gaetano REBECCHINI
Pietro GIUBILO
INTERVENTI PROGRAMMATI
Giulio ALFANO e Augusto SINAGRA
MODERA
Francesco MERCADANTE
SARANNO PRESENTI AUTORE ED EDITORE
Roma, aula Magna di Palazzo Sora,
Corso Vittorio Emanuele, 217
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
tel. 06 8558065 - 347 1836042
sindacato.scrittori@tiscali.it
mercoledì 24 marzo 2010
mercoledì 17 marzo 2010
giovedì 25 febbraio 2010
martedì 9 febbraio 2010
Presentazione: "Venti di bufera sul confine orientale" (Milano, Giovedì 11 febbraio, ore 18,00)
Giovedì 11 febbraio alle ore 18,00: presentazione del volume “Venti di bufera sul confine orientale” (Solfanelli Editore).Intervengono gli autori Rossana Mondoni, docente e saggista, e Luciano Garibaldi, giornalista e storico.
Segue dibattito con: Novo Umberto Maerna, Vice Presidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Milano; Stefano Zecchi, Ordinario di Estetica all'Università degli Studi di Milano; Roberto Predolin, Dirigente Nazionale Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.
Mondoni e Garibaldi, animatori dell'associazione culturale "Testimoni della Storia", tracciano una panoramica che dal 1866 (annessione del Veneto all’Italia), attraverso il 1920 (l’Istria entra a far parte del Regno d’Italia), giunge all’8 settembre 1943, quando inizia il dramma delle terre orientali, che si concluderà, dopo il 25 aprile 1945, con più di 10mila italiani gettati nelle foibe e l’esodo di 350mila istriani, giuliani e dalmati. Speciali capitoli sono dedicati a Trieste, tornata all’Italia, e alle città sacrificate: Fiume, Pola e Zara.
Rossana Mondoni, figlia di Deportato dai nazisti nel Lager di Mauthausen, è docente di storia e filosofia nei licei, nonchè autrice di un libro sul martirio di Norma Cossetto e di uno dedicato a Graziano Udovisi, unico sopravvissuto alle foibe.
Luciano Garibaldi, giornalista e storico, è autore di oltre trenta libri di storia, alcuni tradotti in varie lingue, tra cui “Un secolo di guerre”, “La pista inglese”, “Storia della Shoah”, “Enciclopedia del Fascismo” e di vari libri sugli ‘anni di piombo’.
giovedì 4 febbraio 2010
Convegno: PER LA DIFESA DELLA LINGUA ITALIANA (Pescara, lunedì 15 febbraio, ore 17,30)
L’italiano ha rappresentato, e seguita a rappresentare, il cemento unitario del Paese. Ma negli ultimi decenni ha risentito più delle altre lingue europee della nuova congiuntura storica, caratterizzata da due fenomeni opposti e concomitanti: la globalizzazione e il risorgere sotto varie forme di regionalismi o micronazionalismi che diversamente dai patriottismi del passato non uniscono, ma dividono. Mentre viene ufficializzato l’uso di alcuni dialetti, l’italiano resta ancora una lingua “ufficiosa”, non nominata neppure nella Costituzione. Nessuna meraviglia, quindi, che la situazione linguistica non sia delle più rosee. La stessa anglicizzazione, che tutti lamentano, non è tanto un male in sé, quanto il sintomo, anche se tra i più vistosi, di un malessere più profondo: la disaffezione alla lingua nazionale, che dal ’70 in poi è stata incoraggiata in mille modi.
Che fare? Oggi l’italiano è diventato una lingua di massa, parlata, bene o male, da milioni e milioni di persone e in queste condizioni lo stesso, tante volte auspicato, rinnovamento della scuola non avrebbe effetti duraturi senza il concorso di molti altri soggetti: mezzi di informazione, strutture economiche, governo. È evidente che per mobilitare questo “campo di forze”, come diceva Giacomo Devoto, occorre un progetto pilota di cui soltanto un organo governativo può farsi carico. Di qui la proposta di istituzione del Consiglio Superiore della Lingua Italiana, che avrà il compito di garantire presenza e qualità della nostra lingua in tutti i settori della società civile, nella consapevolezza che si tratta di un bene culturale non meno importante di quel patrimonio artistico di cui andiamo orgogliosi.
Di tutto ciò parleranno lunedì 15 febbraio, alle ore 17,30, nella Sala consiliare del Comune di Pescara, Lucio D’Arcangelo, autore del libro Breviario di italiano (Edizioni Solfanelli), Alessandro Gnocchi, editorialista de “Il Giornale” e Renato Besana, giornalista RAI e opinionista di “Libero”. Parteciperanno, in qualità di promotori del ddl per la costituzione del Consiglio Superiore della Lingua Italiana, il Senatore Andrea Pastore, Presidente della Commissione Bicamerale per la Semplificazione, e l’on. Paola Frassinetti, Vice-Presidente della Commissione Cultura della Camera.
Che fare? Oggi l’italiano è diventato una lingua di massa, parlata, bene o male, da milioni e milioni di persone e in queste condizioni lo stesso, tante volte auspicato, rinnovamento della scuola non avrebbe effetti duraturi senza il concorso di molti altri soggetti: mezzi di informazione, strutture economiche, governo. È evidente che per mobilitare questo “campo di forze”, come diceva Giacomo Devoto, occorre un progetto pilota di cui soltanto un organo governativo può farsi carico. Di qui la proposta di istituzione del Consiglio Superiore della Lingua Italiana, che avrà il compito di garantire presenza e qualità della nostra lingua in tutti i settori della società civile, nella consapevolezza che si tratta di un bene culturale non meno importante di quel patrimonio artistico di cui andiamo orgogliosi.
Di tutto ciò parleranno lunedì 15 febbraio, alle ore 17,30, nella Sala consiliare del Comune di Pescara, Lucio D’Arcangelo, autore del libro Breviario di italiano (Edizioni Solfanelli), Alessandro Gnocchi, editorialista de “Il Giornale” e Renato Besana, giornalista RAI e opinionista di “Libero”. Parteciperanno, in qualità di promotori del ddl per la costituzione del Consiglio Superiore della Lingua Italiana, il Senatore Andrea Pastore, Presidente della Commissione Bicamerale per la Semplificazione, e l’on. Paola Frassinetti, Vice-Presidente della Commissione Cultura della Camera.
mercoledì 3 febbraio 2010
lunedì 1 febbraio 2010
giovedì 14 gennaio 2010
domenica 13 dicembre 2009
lunedì 5 ottobre 2009
venerdì 2 ottobre 2009
Il senso della sociologia: Recensione di Rossella Frollà (Mangialibri.com)
Il primo tentativo di indagine razionale che la società fa di se stessa appare in Italia dopo la caduta del fascismo, durante il periodo della ricostruzione, con il bisogno impellente di un’analisi sociologica empirica che diagnostichi i problemi strutturali del nuovo sviluppo industriale e la tensione che spinge gli individui alla corsa spasmodica verso le città, il progresso e il benessere ad ogni costo come valore supremo cui tendere avidamente e disordinatamente.. Lontana da ogni male lasciato alle spalle la società è pronta a dimenticare in nome di astrattismi normativi i problemi veri e a confondere il sociale con il sociologico che richiede invece analisi e investigazione puntuali su fatti e fenomeni per formulare, come le vere scienze, ipotesi predittive da verificare o da falsificare, nell’intento di costruire teorie e pianificare gli interventi strutturali della società. Si impone l’urgenza di una scientia scientiarum in rapporto sinaptico con la società che grazie ad esso è capace di “auto-ascoltarsi e auto-digerirsi”. Eppure le debolezze interne di ordine concettuale e metodologico della sociologia positivistica italiana hanno lasciato il passo alle verità che negavano ogni valore e ogni fondamento conoscitivo alle scienze sociali per essere accantonate fuori dalla scienza, nella categoria degli “pseudo-concetti”. Del resto la resistenza alla “chiarificazione” crociana è stata blanda, dice l’autore e ha sbiadito le tinte forti del razionalismo e dell’analisi razionale concedendo una presa egemonica all’idealismo, all’irrazionalismo, al pragmatismo. E’ stata una ventata fresca, appena respirata e in un attimo svanita nella società opulenta e organizzata appena ricostruita. E ad oggi resta intatto il senso di questa scienza che ha faticato a farsi riconoscere come tale e che forse non ci è mai riuscita, pur mostrando oggi la veridicità delle sue premesse e tutta l’utilità che il tempo le riconosce, anche se di nascosto...
Nel testo si fronteggiano le linee dell’autore al quale va riconosciuta la validità di analisi sullo “scatto dialettico” del passaggio dal mondo contadino alla società industriale e le linee della società odierna avvelenata dall’immobilismo di una “comunicazione elettronicamente assistita” e avvilita dagli “sprezzanti editorialisti che si merita”. L’assunto critico dell’autore può essere dunque considerato come la parte sana della società che chiede la parola, non evoca il passato come testimone dell’esperienza non fatta, ma richiama sul senso profondo e fondante che ha la storia, di indagare se stessa nel mentre si vive e si concettualizza come fatto, fenomeno, situazione o condizione. Sono la raccolta di quattro brevi saggi, “ piccoli cadaveri”, come li chiama affettuosamente l’autore e rappresentano il codice genetico della sociologia, ne interpretano il senso e offrono l’opportunità di rileggere gli ultimi quarant’anni della nostra storia alla luce dei mutamenti sociali e culturali. E’ il tentativo di riproporre la sociologia come valido interprete critico di significati e di significanti che ancora oggi si muovono nelle costellazioni cristallizzate di scale valoriali malamente definite e pianificate. D’altro canto l’autore ha dimostrato come interventi frettolosi e inadeguati abbiano provocato nella improvvisa consapevolezza dei bisogni una corsa sconsiderata in attesa di valori sostitutivi che non tardano ad arrivare come surrogati, minando i valori tradizionali, fondanti di una comunità. Il libro è una traccia preziosa nel contesto in cui l’evoluzione dell’individuo non può essere indagata separatamente dall’evoluzione strutturale del sistema sociale. Un messaggio giunge chiaro al lettore, non basta che i valori siano condivisi da una comunità perché siano anche giusti per quella comunità, possono essere solo apparentemente fondanti, ma non possono essere disgiunti dalla struttura economica, politica e sociale della comunità in riferimento alla quale vanno indagati. E’ un libro che chiarisce in un linguaggio abbastanza accessibile le dinamiche della ricerca sociologica per coglierne il senso che rimane ancora intatto e destinato a collocarsi fuori di ogni spazio e tempo perché utile certamente in ogni tempo e luogo. E’ uno stimolo di interesse comune sui problemi comuni per avviare un giudizio comune sulla società di cui si è parte. Non so se “l’ardita operazione della respirazione bocca a bocca” ci permetterà di correre, ma di farla ne valeva certo la pena.
Rossella Frollà
http://www.mangialibri.com/node/5002
Nel testo si fronteggiano le linee dell’autore al quale va riconosciuta la validità di analisi sullo “scatto dialettico” del passaggio dal mondo contadino alla società industriale e le linee della società odierna avvelenata dall’immobilismo di una “comunicazione elettronicamente assistita” e avvilita dagli “sprezzanti editorialisti che si merita”. L’assunto critico dell’autore può essere dunque considerato come la parte sana della società che chiede la parola, non evoca il passato come testimone dell’esperienza non fatta, ma richiama sul senso profondo e fondante che ha la storia, di indagare se stessa nel mentre si vive e si concettualizza come fatto, fenomeno, situazione o condizione. Sono la raccolta di quattro brevi saggi, “ piccoli cadaveri”, come li chiama affettuosamente l’autore e rappresentano il codice genetico della sociologia, ne interpretano il senso e offrono l’opportunità di rileggere gli ultimi quarant’anni della nostra storia alla luce dei mutamenti sociali e culturali. E’ il tentativo di riproporre la sociologia come valido interprete critico di significati e di significanti che ancora oggi si muovono nelle costellazioni cristallizzate di scale valoriali malamente definite e pianificate. D’altro canto l’autore ha dimostrato come interventi frettolosi e inadeguati abbiano provocato nella improvvisa consapevolezza dei bisogni una corsa sconsiderata in attesa di valori sostitutivi che non tardano ad arrivare come surrogati, minando i valori tradizionali, fondanti di una comunità. Il libro è una traccia preziosa nel contesto in cui l’evoluzione dell’individuo non può essere indagata separatamente dall’evoluzione strutturale del sistema sociale. Un messaggio giunge chiaro al lettore, non basta che i valori siano condivisi da una comunità perché siano anche giusti per quella comunità, possono essere solo apparentemente fondanti, ma non possono essere disgiunti dalla struttura economica, politica e sociale della comunità in riferimento alla quale vanno indagati. E’ un libro che chiarisce in un linguaggio abbastanza accessibile le dinamiche della ricerca sociologica per coglierne il senso che rimane ancora intatto e destinato a collocarsi fuori di ogni spazio e tempo perché utile certamente in ogni tempo e luogo. E’ uno stimolo di interesse comune sui problemi comuni per avviare un giudizio comune sulla società di cui si è parte. Non so se “l’ardita operazione della respirazione bocca a bocca” ci permetterà di correre, ma di farla ne valeva certo la pena.
Rossella Frollà
http://www.mangialibri.com/node/5002
giovedì 1 ottobre 2009
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